Le collezioni
Per l’importanza, la varietà e la ricchezza delle opere conservate il Museo di Arezzo si può considerare tra i più significativi della Toscana: la sua storia è strettamente connessa a quella della città e alle sue principali istituzioni civili e religiose. I due nuclei fondamentali che compongono le raccolte del museo appartengono infatti alla Fraternita dei Laici e al Comune di Arezzo e si sono composti da grazie opere provenienti dalle chiese e dai conventi soppressi e da raccolte d’arte di diversa origine e natura, riunite da collezionisti, eruditi ed artisti aretini.
La Fraternita dei Laici nasce come Fraternita di Santa Maria della Misericordia nel 1272: l’associazione aveva principalmente fini caritatevoli, ma nel corso della sua lunga storia (l’istituzione è ancora attiva) ha commissionato anche molte opere d’arte e raccolto importanti lasciti di privati e di altri enti. All’inizio dell’Ottocento le sue raccolte erano così cospicue che, grazie all’impulso del naturalista Marcantonio Fabroni, venne fondato il primo Museo della Fraternita. In seguito l’istituto si arricchì di altri cospicue donazioni.
Pure il Comune di Arezzo, proprio all’inizio dell’Ottocento, decise di concentrare in un’unica sede le numerose opere d’arte confluite nel suo patrimonio a causa delle soppressioni leopoldine, napoleoniche e sabaude. Tra i numerosi e importanti lasciti ricevuti dal Comune quello forse più significativo fu quello di Vincenzo Funghini un erudito, antiquario collezionista che aveva raccolto un’imponente collezione di armi, oreficerie, oggetti d’arte e di archeologie e di maioliche rinascimentali.
Nel corso degli anni Trenta la Fraternita affidò al Comune le proprie opere d’arte e a partire dal secondo dopoguerra il museo di Arezzo ebbe sede a Palazzo Bruni Ciocchi.
LE OPERE
Piano terreno
Le sale del piano terreno sono dedicate all’esposizione di rilievi e sculture medievali (foto S. Michele.jpg) e rinascimentali. La prima sala ospita un cospicuo numero di frammenti lapidei provenienti dalle diverse aree del territorio che risalgono principalmente ai secc. VIII-XII e che costituiscono un documento prezioso per la conoscenza dell’arte alto medievale nella provincia.
Nella seconda sala si trovano principalmente gruppi scultorei provenienti dalle chiese aretine e in particolare dall’antica facciata e dall’interno del Duomo. Nel cortile, invece, sono state collocate numerose colonne e capitelli duecenteschi provenienti dall’abside della Pieve di Santa Maria e altri frammenti architettonici.
Piano primo
L’esposizione continua seguendo l’ordine cronologico: al primo piano si trovano dipinti, armi, monete, bronzi, avori, oreficerie ed altri oggetti d'arte applicata risalenti all’epoca medievale e rinascimentale.
La prime tre sale presentano opere dal XIII al XV secolo che ben esemplificano le diverse tendenze dell’arte ad Arezzo in quel periodo: tra le più significative si possono ricordare, per il Duecento, le tavole di Margarito d’Arezzo e di Dietisalvi di Speme.
Per il secolo successivo, invece, le testimonianze presenti al Museo sono soprattutto affreschi staccati di Spinello Aretino e della sua scuola provenienti da diverse località della provincia. Il figlio di Spinello, Parri, personalità di spicco del gotico internazionale inToscana, è pure ben rappresentato con la Madonna della Misericordia e con gli affreschi staccati del ciclo dell’Annunciazione provenienti dal Duomo vecchio.
Nella quarta e nella quinta sala si conservano opere che dimostrano l’influenza di Piero della Francesca sulla pittura aretina, tra le quali spiccano due splendide pale di Bartolomeo della Gatta, rappresentanti entrambe San Rocco.
Nel corridoio del primo piano si trova l’eccezionale Convito per le nozze di Ester e Assuero, eseguito da Giorgio Vasari per il refettorio della Badia delle SS. Flora e Lucilla in Arezzo. Si tratta di una delle opere meglio riuscite del pittore aretino e di uno dei dipinti su tavola più grandi del Cinquecento italiano.
Le maioliche
Il Museo di Arezzo possiede una delle collezioni di maioliche più importanti d’Italia: esse provengono dalla collezione di Vincenzo Funghini e dai lasciti della Fraternita dei Laici (Link). Il primo gruppo è incentrato soprattutto sulla maiolica istoriata rinascimentale di origine centro italiana e anche il secondo è caratterizzato da pezzi di grande valore artistico.
I due nuclei si completano a vicenda e offrono allo spettatore uno straordinario panorama sulle diverse tipologie e botteghe delle principali aree geografiche italiane.
Piano secondo
Al secondo piano l’esposizione prosegue con oggetti d’arte quali, vetri, armi da fuoco e coralli, e con la seconda parte della pinacoteca dedicata ai secc. XVI-XX.
La sala nove ospita alcune grandi tavole della tarda attività di Luca Signorelli e dell’allievo di Bartolomeo della Gatta, Domenico Pecori.
In questa sala e nella successiva si trovano inoltre l’Allegoria dell’Immacolata Concezione e lo stendardo dedicato a San Rocco, di Giorgio Vasari, uno dei più importanti artisti nati ad Arezzo.



